GOVERNO STRABICO
aprile 28th, 2009Il nostro governo guarda un incontro di pugilato e non capisce chi sia caduto al tappeto: confonde il vincitore col vinto, l’aggressore con l’aggredito. Una divergenza di punti di vistra fra i sindaci di Parigi e Roma dà la cifra di quanto nei nostri palazzi si sia estremamente, irrimediabilmente, inaccettabilmente provinciali.
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Succede che un certo giorno, un uomo diventi sindaco. Forse non credeva nemmeno lui di arrivarci – in fondo pochi anni prima aveva fallito in quella stessa impresa il leader carismatico del suo stesso partito – ma fiero decide di accettare l’incarico.
Succede che a festeggiarlo davanti alla sede del comune ci siano diversi sostenitori e che lui scelga di salutarli in modo simbolico. Siccome il nuovo sindaco non è un uomo qualunque ma Gianni Alemanno, siccome il comune di cui sarà siandaco non è un qualsiasi villaggio ciociaro ma Roma, e siccome il partito da cui proviene non è un partito qualunque ma l’erede del partito che fu di Mussolini e poi di Almirante, il buon neo sindaco decide di salutare i molti simpatizzanti con lo stesso gesto che loro fanno a lui: il saluto romano. E’ quasi preistoria, dirà qualcuno. Già, quasi. Visto che proprio a ridosso del 25 aprile di quest’anno si scopre che qualcosa si muove fra Roma e Parigi.
Eh sì, perchè proprio questa settimana, interpellato sul suo omologo romano, il sindaco di Parigi ha riferito di non poter avere con lui lo stesso rapporto che ebbe con Rutelli e poi Veltroni. Delanoe, sindaco socialista e gay di Parigi, ritiene che chi usa il saluto romano nel nuovo millennio è rimasto indietro di settant’anni rispetto ai tempi e che purtroppo, l’ombra verso cui ci riporta tutti quel gesto, non è ammissibile.
Ovviamente il sindaco Alemanno si difende e definisce la presa di posizione francese “falsa, offensiva e intollerabile” e tutto il governo di Berlusconi fa quadrato intorno al Campidoglio. Un po’ di buon senso, di buon gusto e di vergogna non guasterebbe, invece.
Delanoe ha solo detto che sarà difficile andare d’accordo con un nostalgico fascista. Ed è vero, salvo essere fascisti in due. Ma lui non lo è. Berlusconi e i suoi poveri diavoli avrebbero dovuto tacere o eventualmente chiedere ad Alemanno di chiarire, smentire o scusarsi per quel gesto. Invece hanno chesto le scuse del sindaco della capitale di Francia. Scuse che non arriveranno. Almeno per decenza.